Il Forum Terzo Settore incontra gli aspiranti governatori

Il confronto al quale il Forum del Terzo Settore di Catanzaro – Soverato ha invitato a partecipare i candidati alla presidenza della Regione – Jole Santelli, Filippo Callipo, Francesco Aiello e Carlo Tansi – giovedì 16 gennaio, a partire dalle ore 15.30, nella Sala del Consiglio Provinciale di Catanzaro, è molto atteso. Di sicuro non è usuale che gli aspiranti governatori si ritrovino a dedicare un momento della loro campagna elettorale all’approfondimento delle tematiche sociali, ed è per questo che l’occasione è a dir poco imperdibile per il mondo del Terzo Settore di presentare a chi governerà questa bistrattata regione le istanze di un’intera comunità.

La mancata integrazione tra il comparto sanitario e sociale, la forte contrazione delle risorse destinate ai servizi di assistenza, il divario sempre più crescente con le regioni del Nord nelle spese destinate al sociale (appena 25,5 in Calabria rispetto alla media nazionale di 116,3 euro), non sono di certo problematiche che riguardano solo una parte dei calabresi. Chi, infatti, sarà eletto dovrà essere preparato in tema di welfare e sociale, perché è da qui che ha inizio la risalita possibile di una regione manchevole in tutto. Ma i candidati saranno anche chiamati ad esprimersi sulle politiche del lavoro, che devono potersi fondare su una programmazione articolata e lungimirante in grado di comprendere le istanze dei più giovani che anelano solo ad emigrare. Tante saranno, quindi, le domande che il portavoce del Forum, Giuseppe Apostoliti, e il direttore de LaCnews24.it, Pasquale Motta, in qualità di moderatore dell’incontro, rivolgeranno agli aspiranti governatori: ma saranno previsti anche interventi dal pubblico che si attende essere numeroso, a dimostrazione che il comparto sociale, da “cenerentola” degli argomenti affrontati dalla politica, ormai domina la scena, visto che è proprio in tema di lavoro, sociale e sanità che si gioca la partita più importante per la regione più povera d’Italia e d’Europa.

                                                       Forum Terzo Settore Catanzaro- Soverato

evento in memoria di De Andrè – comunicato stampa

Grande successo lo scorso sabato per “Una morte apparente”, evento dedicato al cantautore Fabrizio De André, in occasione del 21° anniversario dalla sua scomparsa.

Nato dalla sinergia tra Dorian – la cultura rende giovani, Casa Due Torri e associazione Via degli Ulivi, il tributo a De André ha gremito completamente il padiglione del parco Gancìa, nel centro storico di Sambiase.

Un alternarsi di musica, arte e poesia, aventi come punto di riferimento il cantautore genovese; la serata non ha espresso solamente una mera rievocazione manieristica dell’autore, bensì ha prodotto un ricordo caloroso e partecipato, un’occasione in cui il personale legame con Faber ha avuto modo di esprimersi in un grande abbraccio collettivo.

Particolarmente sentite sono state le testimonianze dell’onorevole Giuseppe D’Ippolito (M5S) e dell’assessore alla cultura del comune di Lamezia Terme Giorgia Gargano: il primo ha dato testimonianza – figlia di una conoscenza diretta – della fragilità e della sensibilità, talvolta mascherata da un atteggiamento burbero e distaccato, del De André; la seconda ha ricordato il momento in cui apprese della morte del cantautore e della mostra dedicata a Faber tenutasi a Genova, al quale partecipò il marito, l’artista Maurizio Carnevali.

Proprio Maurizio Carnevali, insieme a Ferdinando Cimorelli, sono i maestri autori delle opere che hanno impreziosito il palco del Gancìa, tutte ispirate ai testi deandreiani: La guerra di Piero, Canzone dell’amore perduto e Bocca di Rosa. L’artista Carnevali, emozionato e commosso dal clima della serata, ha deciso di donare una delle sue opere agli organizzatori dell’evento, che hanno convenuto di lasciarlo presso il parco, location della manifestazione.

Rimanendo in tema artistico, il maestro Riccardo Tropea ha eseguito durante l’evento, in live painting, un ritratto del cantautore genovese, il quale ha costituito il primo premio in un’estrazione che ha avuto luogo durante la manifestazione.

La serata ha preso il via con i saluti da parte di Franca Adriana Isgrò, presidente della associazione Via degli Ulivi, la quale ha ringraziato il pubblico per la calorosa risposta, invitando tutti a frequentare maggiormente il parco.

La parola è poi passata a Roberto Martello, uno dei due conduttori e ideatore e organizzatore della serata, il quale ha analizzato alcuni testi di De André, come La guerra di Piero e Dolcenera, evidenziando l’apporto umano e poetico del compositore genovese, ponendo l’accento su alcuni versi che possono a ben donde essere considerati poesia: «nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l’amore».

D’ispirazione poetica e filologica, è stata la relazione dell’altro conduttore e curatore dell’evento, Giovanni Mazzei, il quale ha sottolineato l’importanza del riappropriarsi di arte e bellezza immersi nella natura, citando in tal modo il Decameron di Boccaccio. Il Mazzei ha anche declamato, conferendo un ritmo totalmente inedito alcuni testi di Faber, come Preghiera in gennaio, Hotel Supramonte e Un Medico, oltre a leggere alcuni componimenti tratti da Via degli Ulivi di Franco Costabile, accompagnato dalle note di un ensemble d’eccezione.

Sezione portante dell’intera serata è stato l’intervento del professore Filippo D’Andrea, il quale, in una intensa e interessante relazione, ha approfondito le tematiche che si trovano dietro alle parole di De André, analizzandole in chiave filosofica e spirituale.

D’andrea ha anche posto in evidenza alcune pregnanti vicinanze tra la poetica di De André e quella del poeta sambiasino Franco Costabile.

Dalla relazione tra De André e Costabile, si è passati al momento musicale in cui D’Andrea si è rivelato vero mattatore della serata, interpretando vari pezzi del repertorio di Faber, oltre all’esecuzione di alcuni brani da egli composti musicando le poesie di Franco Costabile.

Ad accompagnare il professor D’Andrea in questa energica esibizione sono stati i maestri: Giuseppe Andricciola (basso), Luigi Mete (chitarra), Loreno Iannazzo (batteria) e Domenico Scarpino (cajon).

A completare la nutrita scaletta musicale, vi sono state le esibizioni di: Francesco Cristiano (Fiume Sand Creek, Franziska), Saverio Falvo (Ballata dell’amore cieco, Canzone dell’amore perduto) e Enza e Roberto Martello (Geordie).

Dopo la lettura di Smisurata Preghiera effettuata da Roberto Martello, la serata si è conclusa con un momento di convivio con grispelle e vino.

la direzione

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SI RIALZA IL SIPARIO AL PICCOLO TEATRO D’ARTE MONTEPAONE

Tutto pronto per la XXII edizione della rassegna “Vernaculandu”. Si parte il prossimo 5 gennaio

Articolo di Gianni ROMANO

MONTEPAONE (CZ) –  24 DICEMBRE 2019 – Arriva la tanto attesa rassegna teatrale ”Vernaculando” la XXII per la precisione, al Piccolo Teatro d’Arte, la “bomboniera” di Montepaone, con il direttore artistico Edoardo Servello, ad eccezione di una tutte calabresi per scelta le compagnie teatrali.

Si parte già domenica 5 gennaio con “Bene ti presento papà”, due atti della compagnia “Luna gialla” di Pellaro (RC). Domenica 9 “Giulietta alla riscossa”, due atti  della compagnia  “I monachellari”, di Delianova (RC).

Il 2 febbraio “È tutta colpa della perpetya”, due atti della compagnia “La bottega del sorriso” di Cittanova (RC), mentre domenica 9 “Cornutu e cuntientu”, due atti della compagnia “Stuazzi e Pittazzi” di Carolei.

Il 16 febbraio “Qua, là, supa, sutta”, due atti della compagnia “Ferroletano” diferoleto Antico. Il primo marzo “Che bella domenica”,  due atti della compagnia  “Il volo delle comete” di Amantea(CS).

Domenica 8 marzo “È tutto un equivoco” due atti della compagnia “La torre” di Nocera Inferiore (SA).

Spettacoli fuori programma il 19 aprile “Lo faccio per amore” della “Compagnia Salernitana” e per giorno 8 maggio due spettacoli in due atti con “Nu … via … vai” della compagnia “Piccolo Teatro d’Arte” di Montepaone  Lido.

Un impegno costante quello di Servello,che èriuscito sia pure con qualche difficoltà a mettere in scena anno dopo anno spettacoli di livello che ha visto la costante presenza di amanti del teatro giunti anche dal comprensorio,se il teatro èarte,il direttore artistico Edoardo Servello riesce anno dopo anno a continuare un percorso culturale di livello.

Presentazione del romanzo fantasy “Dentro l’anima” di Ida Daneri

Mercoledì 17 luglio alle ore 19,00, nella prestigiosa cornice dell’hotel Rada Siri di Montepaone Lido. Ingresso libero.

Intervengono
Ida Daneri, autrice
Francesca Tuccio, editor di Leonida Edizioni

«Li ho rubati, quei maledetti poteri. Sono un assassino, io, non uno stregone!»
Un viaggio alla scoperta di sé in un luogo celato nelle pieghe del tempo e dello spazio: amore e avventura fantastica sullo sfondo di uno scontro feroce tra luce e oscurità.

Sinossi:

Un lungo, pericoloso e intenso viaggio in un luogo singolare, ma anche in profondità dentro l’anima alla ricerca della propria vera essenza, nel superamento di un passato dall’eredità pesante per costruire un futuro che non sembra più esistere.
L’ambientazione è fantasy: una valle incantata celata nelle pieghe del tempo e dello spazio da una potente magia che affonda le proprie radici nella filosofia, dove pensieri e ricordi sono il filo conduttore.
Il giovane stregone, Xeymus O’Moore, dovrà trovare la fiducia in se stesso; comprendere il sentiero di predizione delle rune e ricongiungere l’anima; accettare il perdono e abbandonarsi all’amore; e sconfiggere infine l’oscurità sfidando con coraggio e dolore mille pericoli.
È una storia d’amore e d’avventura, alla ricerca del proprio vero io; la lotta tra maghi, stregoni, esseri umani generosi e spiriti malvagi, lo scontro feroce tra luce e oscurità per la sopravvivenza; la ricerca del perdono per le proprie colpe e l’anelito verso l’amore, nella riscoperta della propria luce e valore.
È la battaglia disperata dell’Anima Oscura per raggiungere la propria integrità a scapito di ogni essere vivente; è la difesa coraggiosa di chi ha imparato di nuovo a credere in se stesso, in un crescendo di incantesimi sempre più potenti, eredità incisa con le rune nel leggendario libro di un potente stregone che, per amore, ha saputo scindere anche l’anima.

L’autrice

Ida Daneri è nata a Vigevano nel 1959, dove vive con marito e figlia. Laureata in Economia e Commercio presso l’Università di Pavia, ha trascorso la vita tra numeri e norme fiscali, svolgendo con successo la professione di Dottore Commercialista; ha redatto anche articoli per riviste e quotidiani di settore e ha collaborato alla stesura di opere specialistiche.
L’amore per la scrittura si è incanalato in racconti e romanzi con ambientazione fantasy, privilegiando sogno e magia rispetto alla realtà quotidiana. Nelle sue storie l’avventura si fonde col romanticismo, senza mai dimenticare una sensuale vena di erotismo; spesso le tinte sono drammatiche e l’introspezione è sempre profonda. Lo stile è curato, ricercato nel linguaggio, capace di creare immagini vivide nel lettore.
Ida Daneri ha anche un blog (Il segreto di Ida – https://ida.blogfree.net ) ed è contattabile alla mail Ida_Daneri.@yahoo.it

Comunicato stampa

L’assemblea soci del CSV di Catanzaro approva il bilancio in vista della fusione con KR e VV

L’approvazione da parte dell’assemblea soci del bilancio consuntivo e del preventivo del CSV di Catanzaro non poteva che essere all’unanimità: nonostante la continua e sempre più incisiva contrazione delle risorse, il CSV, infatti, ha dato prova in questi ultimi anni di saper ispirarsi al criterio della prudenza pur tenendo fede alla copiosa programmazione di attività. E pur avendo ridotto le spese di gestione, ha comunque investito nell’attività di animazione territoriale con le feste del volontariato a Catanzaro e a Soverato (coinvolgendo nell’organizzazione più di duecento volontari e registrando la partecipazione di un migliaio di persone circa), nei campiscuola di Protezione Civile per under 14 con la partecipazione di dieci associazioni attive sul territorio, e nei percorsi formativi e nei seminari di un certo livello. L’apertura della sede a Lamezia Terme, in cui è garantita la presenza di alcuni membri dello staff del CSV per due volte a settimana, e che in autogestione ospita le varie iniziative e le riunioni di cui le associazioni facciano richiesta, è stata comunque realizzata a fronte di un budget complessivo ridotto del 55%. Quest’ultima iniziativa non si discosta dall’ambito di servizi e di partecipazione che il CSV continua a promuovere e a favorire, come hanno ben spiegato il presidente Luigi Cuomo, il direttore Stefano Morena, il referente dell’area consulenza Giuseppe Merante e la presidente del Collegio dei Revisori Lucia Tiriolo, che ha rivolto un plauso agli sforzi compiuti dal CSV nel garantire percorsi di qualità. Specie se si pensa anche alla delicata fase che si sta delineando – quella, cioè, di fusione con i Centri Servizi di Crotone e di Vibo Valentia, che verranno incorporati al CSV di Catanzaro, più grande per dimensione e dotato di personalità giuridica – e che vede nel 15 luglio la fase di scadenza del termine per la presentazione all’Organismo Nazionale di Controllo della manifestazione di interesse per la creazione del CSV della Calabria centrale.
L’auspicio è che, in vista del cambiamento epocale nella geografia sociale della regione, l’assemblea soci del CSV di Catanzaro sia pronta e presente nei numeri previsti a modificare lo statuto del CSV per adeguarlo al nuovo soggetto giuridico, che prenderà vita il 1° gennaio 2020.
Nel corso dell’incontro è stato anche presentato il nuovo bilancio sociale del CSV, che verrà pubblicato con una nuova veste grafica nel sito istituzionale (www.csvcatanzaro.it).
Ufficio stampa CSV Catanzaro

Comunicare in pubblico: quando la forma diventa sostanza

I partecipanti al percorso formativo sulla comunicazione in pubblico, promosso nei giorni scorsi dal CSV di Catanzaro, hanno avuto sessanta secondi per presentarsi. Sessanta secondi in cui raccontare com’è nata la loro adesione ad un progetto associativo del quale sono espressione, e di come perseguono gli impegni presi. Pochi. Davvero pochi per chi ancora non è avvezzo di tecniche comunicative, specie da esplicare in pubblico, e per chi evidenzia tra le maggiori difficoltà incontrate l’emozione, i vuoti di memoria, la timidezza, la distrazione, l’ansia nel concentrarsi sul messaggio che si vuole dare. A tenere il tempo, l’esperto del Laboratorio delle Idee Sergio Mustica, affiancato da Michelangelo Cardinaletti che provvedeva alle riprese: ed è così che, per due mezze giornate, una delle sale dell’hotel Guglielmo è diventato il set di comunicatori in erba che si sono cimentati in interviste (sempre a tempo) e discorsi rivolti alla platea. Quel che è certo è che nella comunicazione non è possibile fermarsi al “contenuto” di quel che si vuole dire in pubblico, ma bisogna concentrarsi sul “come” lo si vuole dire. “La forma, nella comunicazione, diventa sostanza – ha infatti ribadito Mustica – Comunicare è una “terapia”, è un mettersi alla prova accettando il rischio di fare brutta figura. Alla base c’è il credere in quello che si dice: solo così, infatti, possiamo stare certi che il messaggio arrivi anche all’ultimo seduto in platea”.
Il parlare in pubblico richiede, innanzitutto, una capacità di ascolto volta ad individuare il target di chi si ha di fronte: e per raggiungere il risultato che ci si è posti, occorre concentrarsi sul “progetto” al centro dell’intervento. Se poi a muovere quel progetto è la passione, possiamo stare certi che quel discorso arrivi dritto al cuore di chi ascolta. Un po’ come fece re Giorgio VI, nello storico annuncio alla radio della dichiarazione di guerra alla Germania da parte del Regno Unito. In quel mitico discorso, che ha ispirato il film “Il discorso del re” di cui Cardinaletti ha proiettato lo stralcio finale, il re inglese, storicamente noto come balbuziente, ha dato prova che “parlare in pubblico” è un fatto mentale. E che tutte le difficoltà possono in realtà essere superate con un po’ di esercizio e di convinzione.

Ufficio stampa CSV Catanzaro

Dai beni comuni una vera opportunità per le future generazioni

Il livello di partecipazione al seminario sui beni comuni, promosso dal CSV di Catanzaro, che si è avvalso della collaborazione del corso di Sociologia dell’Università “Magna Graecia”, è stato indicativo del livello di attenzione che l’argomento suscita tra i volontari, gli amministratori locali ed i semplici cittadini.
Il concetto di “bene comune”, ancora inattuato nella nostra regione – come ha avuto modo di chiarire il direttore del CSV Stefano Morena – implica una partecipazione attenta e democratica da parte dell’intera comunità, tant’è che non può esserci un bene comune senza la comunità. E il relatore Renato Briganti, docente di diritto costituzionale all’Università “Federico II” di Napoli, ha cercato sin da subito di “fare comunità” con gli attenti partecipanti al corso, tra i quali figuravano un consigliere comunale di Catanzaro ed un assessore del comune di Taverna: chiamandoli per nome, ha cercato di farli sentire parte attiva di una “classe” che è una piccola comunità, a sua volta espressione di rappresentanza e di partecipazione, le due “gambe” sulle quali cammina la democrazia. Alla base c’è la Costituzione, vera e propria opera di “ingegneria letteraria” che all’articolo 1 attesta che “la sovranità appartiene al popolo”, ed all’articolo 2 sottolinea come “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Fino ad arrivare all’articolo 118, che al terzo comma introduce il concetto di “sussidiarietà orizzontale” al momento in cui prevede che “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”. L’amministrazione condivisa è quindi necessaria per favorire la partecipazione alla tutela ed alla fruizione di beni che appartengono a tutti (come l’acqua, ad esempio) e che si vuole lasciare alle future generazioni. Rientrano nella categoria anche i beni confiscati alle mafie che, attraverso l’assegnazione ad enti del Terzo Settore, sono destinati a fini di pubblica utilità.
Senza il rispetto dei beni comuni – che rappresentano una terza categoria rispetto ai beni pubblici e privati – non c’è, quindi, continuità nella specie e non possono nemmeno esserci opportunità per i giovani: come ha rimarcato Briganti, è necessario un cambio di passo che parta dal presupposto che le risorse non sono infinite, e che ognuno è chiamato ad un’assunzione di responsabilità nel contrastare “l’edonismo reaganiano” che ci ha portato al consumismo.
Non è un caso che il concetto di “bene comune” sia sorto dopo la Guerra Fredda, nel corso dell’Assemblea delle Nazioni Unite tenutasi a Rio de Janeiro nel ’92: in quel contesto si è parlato per la prima volta di sviluppo sostenibile, sulla scorta del “rapporto Brundtland”, che legava i problemi globali dell’ambiente al divario tra la grande povertà del sud e ai modelli di produzione e di consumo non sostenibili del nord. Da allora, ogni cinque anni, i Paesi che hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto si incontrano per mettere nero su bianco gli obiettivi di sviluppo sostenibile e difesa dell’ambiente: peccato, però, che la forbice tra il nord ed il sud del mondo stia sempre più allargandosi, e che la parte più ricca e minoritaria ormai detenga per sé il 90% dei beni del pianeta. La differenza la può fare, allora, il cittadino che decide di non essere “suddito” ma di dedicare parte del proprio tempo a cause di primaria importanza, quale può essere la salvaguardia dei beni comuni. “Ognuno di noi è chiamato a liberare il proprio tempo per cose prioritarie, a comprare beni durevoli e con pochi intermediari – ha dichiarato Briganti, facendo sintesi delle innumerevoli suggestioni che per due giorni gli sono pervenute dalla platea – I beni comuni non si possono mercificare, e ci insegnano che non è l’accumulo di beni privati a dare la felicità bensì che è la vita relazionale a garantire quella qualità che si cerca”.

Ufficio stampa CSV Catanzaro


Comunicato Stampa

L’Occhio del Pavone e la Libera Associazione L’ARCA di Montepaone organizzano un importante incontro culturale dal titolo:

“SON DELL’UOMO I PRIMI DRITTI”
– Attualità del cittadino Luigi Rossi nel 250° anniversario della sua nascita –

L’evento è patrocinato da:
– Regione Calabria;
– Comune di Montepaone;
– Periodico “Nuovo Monitore Napoletano”;
– Associazione Gutenberg Calabria;
– ANUTEL (Associazione Nazionale Uffici Tributi Enti Locali);
– Istituto Comprensivo Statale “Mario Squillace” di Montepaone.

L’appuntamento è per domenica 2 giugno alle ore 17.00 presso la Sala Convegni di Palazzo Pyrrò nel centro storico di Montepaone.

In apertura del Convegno i saluti istituzionali di:
– Salvatore Bullotta, capostruttura Assessorato Istruzione e Cultura della Regione Calabria;
– Mario Migliarese, Sindaco di Montepaone;
– Renato Daniele, Dirigente Scolastico I.C. “Mario Squillace” di Montepaone;
– Massimiliano Cappuccino de “L’Occhio del Pavone” – Montepaone.

Al tavolo dei relatori si alterneranno:
– Maria Perricelli, docente Liceo Classico “Galluppi” di Catanzaro;
– Vincenza Pettinato, docente Liceo Scientifico “Siciliani” di Catanzaro;
– Armando Vitale, Presidente Associazione Gutenberg Calabria;
– Gregorio De Paola, docente di Filosofia – Pisa.

Introduzione e conclusione alle relazioni a cura di Giovanna Vecchio, Presidente Associazione
L’ARCA/Biblioteca Civica Cesare Pyrrò.

Modererà gli interventi il giornalista Francesco Pungitore.

Gli alunni della scuola primaria di Montepaone Centro cureranno degli intermezzi su testi del Rossi.

Per l’occasione verranno esposte le opere artistiche del prof. Felice Rattà, dedicate a Luigi Rossi e gentilmente concesse dalla famiglia.

Questo primo evento rientra in un più ampio progetto di studio dedicato alla figura dell’illustre concittadino Luigi Rossi, in occasione del 250° anniversario della sua nascita, che si articolerà in una serie di iniziative di ricerca-produzione-esposizione da realizzarsi entro la fine dell’anno in corso.

Sul massiccio delle Alpilles, in Francia, una scoperta sorprendente: il castrum di Mont Paon

“La nostra straordinaria Francesca Robertiello, giornalista de la Repubblica e direttore editoriale del webzine Pauranka, accompagnando gli studenti dell’Istituto Tecnico Economico Turistico e del Liceo Linguistico Artemisia Gentileschi di Milano in visita guidata in Francia, sulla Costa Azzurra, a Les Baux-de-Provence fa una scoperta affascinante: il castrum di Mont Paon, Monte Pavone, nel massiccio delle Alpilles, situato sul territorio di Fountvieille in posizione nord-est, fondato dalla nobile famiglia Baux tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo.
La maestosa collina di Mont Paon, sito di interesse naturalistico e archeologico, presenta costruzioni scavate interamente nella roccia e un impianto prettamente medievale.
Da approfondire non solo per legittima curiosità, quanto per le possibili interconnessioni con la nostra Mons Pavonis, ab origine Aurunco, poi Montepaone, ed in questo il nostro storico Francesco Pitaro potrà illuminarci!!!”
©Giovanna Vecchio
Ph di Francesca Robertiello

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